gennaio 20, 2013

Riempirsi la bocca di giovani e donne

Bersani, Monti, Berlusconi, Grillo: una folla di ultrasessantenni maschi, in questi giorni, ci fa lezione sulle priorità del Paese, spiegando a noi ignoranti mentecatti che bisogna puntare sui giovani... un momento. Verifichiamo il profilo del candidato italiano alle elezioni 2013:
 
Berlusconi, anni 76, maschio, molto
Bersani, anni 62, maschio, moderato
Grillo, anni 64, maschio, incazzato

Monti, anni 70, maschio, british

(Concordo: ci sarebbero Ingroia e Gianni che sono più giovani, ma ho seguito i bookmaker che quotano solo questi quattro - peraltro con quote interessanti: viene voglia di buttare 10 euro su Berlusconi per comprarsi una boccia di vino buono e dimenticare il mondo nel caso succeda l'impensabile)

E tutti questi baldanzosi e grigi signori che - per capirci - calcano le scene da ben prima della crisi, ci dicono un giorno sì e l'altro pure che "i giovani" sono fondamentali: "Largo ai giovani" dice Berlusconi,  "coi giovani cambiamo il Parlamento" risponde Bersani, "Per favorire il ricambio generazionale la parola d’ordine è “merito”. Spazio a chi è capace. Eliminare subito cooptazioni, nepotismo e baronie" sentenzia Monti... 

Escludendo Grillo, tuttavia, che i giovani li candida direttamente dopo le sue Parlamentarie, tutti gli altri i candidati della politica de noantri soffre di Ugolinite: strada facendo "i giovani" incappano in una curiosa opera di decimazione ed alla fine si capisce che per Berlusconi i giovani sono le igieniste dentali, per Bersani gli allievi del Bottegone cresciuti a mortazza e cgil (impolverati, ma giovanilissimi quando parlano con il FT e rinnegano pure la nonna per farsi accreditare), per Monti i giovani sono spesso meritevoli perchè parenti di Casini. 

Sorge un dubbio: parlare di giovani (e di donne, anche loro terribilmente citate ma assenti del tutto nella competizione elettorale) è forse un modo per evocarne lo spettro senza però rinunciare alla poltrona? 

Avremo mai un premier quarantenne (Obama era senatore a 44 anni, Cameron alla stessa età diventava Premier... il suo antagonista, Milliband, ne ha 43...) come a volte accade nelle democrazie moderne? O saremo vittima per sempre dei dinosauri illuminati che vorrebbero tanto dare il potere ai giovani, ma purtroppo se li sono mangiati?
 

gennaio 19, 2013

Il serpente divertente


C'era una volta, nella savana, un serpente divertente che non capiva niente di quel che gli diceva la gente. Gli urlavano: 
Caro serpente, appoggiati alla seggiola”, e lui: “chi ha ingoiato la carriola???”…
Caro serpente, vieni qua, dacci retta!” e lui diceva: “Ma davvero vi scappa una puzzetta???”…
Serpente divertente, ti andrebbe un'arancia, che la prendo dalla sacca?” e lui: “Ti brontola la pancia e ti scappa la cacca?!
Serpente divertente, e’ l’Epifania, hai appeso la calza sul camino?” e lui: “a chi hai detto ciucciati il calzino???
Insomma, somma disdetta per il serpente divertente, che da quando non capiva più niente, non riusciva a fare più battute, nè barzellette, nè a far ridere la gente.

Per sua fortuna un caro amico, l’Elefante birbante, era anche un valido otorino e prese a cuore il caso dell’amico sordo…
"Hai detto che sono un tordo??"
"Ma no, amico mio, dicevo che sei sordo…"
"Corto io??? Son più lungo di tre metri, sai, di serpenti come me non ce ne sono mica tanti."
"Sì, però sono certo che ciò sentono meglio…"
"Ma certo che son sveglio, dico Elefante, non sarai mica rimbambito"
"Forse lo sono, ma tu non senti niente…"
"Eh! lo so che sono divertente."

L’Elefante, assai preoccupato, decise d’intervenire e, dopo lungo parlare e molto strillare, convinse l’amico serpente a farsi curare. Prese un grosso bastone e, senza por tempo in mezzo, si mise al lavoro… e quando si dette a rovistare nell’orecchio ecco cosa ci trovò: una gomma da cancellare, un bottone, una scuola elementare e tre maestre che, incuranti del trambusto, facevano lezione. Poi un orsetto tutto nero, una bambola di pezza ed un triciclo intero, mancante d’una ruota,  poi una caldissima pizza ed una vasca da bagno, fortunatamente vuota. A seguire un albero di ghiande, un cocomero ed un aliante, le mutande di un gigante e tre carte: re, regina e fante. 

Era proprio contento, l’Elefante birbante, d’aver pulito l’orecchio del serpente:
"Non mi stupisco che non sentissi niente, con tutto quello che avevi nell’orecchio…"
"Non mi sento affatto vecchio!"
Oh mamma, pensò l’elefante tornando a rovistare nell’orecchio, dove trovo’: un benzinaio, una penna a biro ed un frate, con tutto il saio, un aquilone completo di filo, un pallone ed un panfilo, con a bordo il suo padrone, che per ringraziarlo spese delle ore, ed infine, non fu facile estrarlo, un grosso leone… l’elefante era distrutto ma cosciente d’aver finito: il serpente concludendo aveva riacquistato il suo udito; e anche la gente ne fu felice perchè finalmente poteva ridere alle battute del serpente divertente.
Da quel giorno, inoltre, il serpente divertente decise di lavarsi le orecchie tutti i giorni e pulirle bene bene, per non ritrovarsi più in mezzo a quell’accidente!
La storia potrebbe finire qui, ma voi sapete che non e’ cosi’: il giorno stesso il serpente divertente andò a casa della scimmia saggia e la chiamo’:
"Scimmia saggiaaaaaaaaa, scimmia saggiaaaaa!!"
"Chi mi chiama? Chi urla? Ahhh… sei tu, serpente divertente – e alzando un po’ la voce – come stai? Cosa ti serve?"
"Ci sono in giro delle belve????"
"Ma no, quali belve, uffa, sei proprio sordo!"
"No, non sono morto!!!! Non mi vedi che son vivo?"
"Accidentaccio, ma come facciamo se non mi senti?"
"Hai detto che scendi?? Ecco, brava dai, scendi."
"Va bene, va bene – disse la scimmia e scese dall’albero – ecco, magari se vengo più vicino e ti urlo nell’orecchio…"
"Ti si e’ rotto lo specchio??? sette anni di sventura!"
"Accidentaccio, non ho detto specchio, ho detto orecchio!"
"E io sarei quello vecchio? Ma senti chi parla!"
"Mamma mia ma non senti nemmeno un pochino??"
"Eh si’, brava, vieni piu’ vicino, vieni piu’ vicino…"
E quando la scimmia s’avvicino’ sbuffando, il serpente divertente, che in verita’ ci sentiva benissimo, sollevo’ una grossa mazza, che avevano trovato dentro al suo orecchio, e le assesto’ una botta in testa, cosi’, per ridere, per farle dispetto! E la gente rise forte a vedere la scimmia saggia che con la lingua di fuori, dondolava in tondo pencolando di qua e di là, senza sapere dove andare.

E da quel giorno, vissero tutti felici, contenti e scaccolati.

gennaio 17, 2013

Il Bene ed il Male, esercizio di logica

Caro elettore italiano bombardato dal giornaliero richiamo alla battaglia la difesa della famiglia, prima di decidere sul tuo voto rifletti un secondo su questo: gli omosessuali non hanno mai tentato di convertirti né minacciano punizioni nell'aldilà qualora tu nn faccia quello che dicono loro, gli omosessuali non ti impongono di fare l'amore in un modo piuttosto che in un altro, né quando farlo e nemmeno con chi. Gli omosessuali non ti chiedono di credere in loro e di ascoltarli ogni domenica. Infine, gli omosessuali non ti chiedono soldi per pagargli la casa, le scarpe firmate o la macchina per andare a viados.

Sei proprio sicuro che quelli "sbagliati", cattivi e pericolosi siano gli omosessuali?

gennaio 13, 2013

Occhio per occhio

Se sei favorevole al matrimonio omosessuale oppure - diononvoglia - alle adozioni di coppie gay, in Italia puoi parlarne su twitter, su facebook, al cinema o al bar, ma sottovoce. Ma andarlo a dire a piazza San Pietro, tette al vento, questo no! Non é cosa.

Spiegazione del postulato: a casa tua fai quel che vuoi ma fuori di lí rispetta la casa altrui.

Svolgimento: urlare al Papa: "omofobo" ignuda come un verme é cosa riprovevole. Invece il Papa che dice che i gay sono "contro natura" non secondo fede, ma secondo ragione, quello é libera espressione di opinione.

Problema: papi, vescovi, cardinali, binetti e bindi sono abituati a manifestare la loro "opinione" su tutto il territorio nazionale, nelle scuole e perfino nelle leggi del mio Stato, cioé casa mia (teoricamente) o, almeno, la casa che mi tocca condividere con alcuni di loro. Non dichiarano ció nel privato della loro stanzetta, tra un cilicio ed una fatwa, no! Lo fanno nel soggiorno, cercando di approvare leggi che mi vietino di pensarla in modo diverso anche in salotto ed in camera da letto. Pazienza che il loro Signore non abbia mai proferito parola sui gay - tanto per dirne una - e che anzi abbia chiaramente detto che un'azione fatta per obbligo non é salvifica. Sticazzi! Loro si sentono in dovere di lavarsi la coscienza con leggi e leggine, con discorsi e paroloni che dicono: "sei omosessuale? Curati!"

Nuovo postulato: fin quando non si stabilisce il confine di casa, se il vicino ortodosso dice messa nel tuo soggiorno, tu puoi sputare nella sua camera da letto.

gennaio 03, 2013

Il Romanticismo bacato di chi vive girato di spalle

Un lungo articolo su Repubblica di oggi ("il registro elettronico é un'illusione educativa"), a firma Veladiano (www.mariapiaveladiano.com) ha attirato la mia attenzione mentre mia figlia si faceva tagliare, per la prima volta da quando calpesta terra, i capelli "corti"... lei si rimirava nello specchio del parrucchiere ed io sprofondavo in un incubo medievale: a detta dell'autrice stiamo commettendo un macroscopico errore, proprio adesso, in questi giorni. Infatti, udite udite, stiamo mettendo il registro elettronico nelle scuole dei nostri pargoli: sapremo i loro voti e le loro presenze in tempo reale, potremo verificare in un sistema a prova di privacy come stanno procedendo nelle singole materie e persino (ohibó) aspettarci che qualcuno capisca che media ha la classe, che deviazioni ci sono (non sia mai se ne capisse il perché)...

... Ma questa efficienza quanto ci costa? O voi scellerati genitori dell'iPad e dell'internet, lo sapevate che dove c'é il registro di classe i ricevimenti dei professori vanno deserti? Cioé - traduco per chi figli non ne ha ancora o non si é ancora sollazzato con un ricevimento docenti: sarebbero quelle fantastiche ordalie dove, pur essendoti prenotato per un colloquio coi vari docenti, tu arrivi alle 5 e torni a casa alle 830, avendo parlato con i "maestri" per un massimo di otto o nove minuti... il che vuol dire che hai perso un pomeriggio da passare con l'unica altra persona che ci capisce veramente qualcosa di come tuo figlio va a scuola: tuo figlio.

Senza contare che i maestri/professori ne escono esausti e turbati: passano tre o quattro ore a riepetere "tutto bene, che vuole che le dica, i voti parlano da soli", per poi dover affrontare, (intorno alle sette, di solito e del tutto inaspettato), il "caso critico" (e lí potremmo aprire un capitolo a parte sulla preparazione dei nostri docenti ad esporre i casi e le soluzioni... sorvoliamo), quando la porta rimane chiusa per quaranta minuti ed all'uscita i due genitori, volto scuro, scappano a casa "che è tardi".

Quindi, il registro elettronico, questa diavoleria informatica, mina il rapporto di fiducia con il corpo insegnante... Nella romantica visione della scrittrice, persino il fatto che sia un deterrente alla bigiata é negativo: in fondo non era meglio quel piccolo senso di colpa che ti faceva essere piú obbediente la sera a tavola mentre ripetevi con faccia di bronzo: "tutto bene oggi, non abbiamo fatto niente di che a scuola"?

Ciliegina sulla torta, questo autentico strumento dell'Apocalisse inasprirà i rapporti tra genitori e docenti, poichè i primi penseranno che la media dei voti presa durante l'anno dal loro pargolo debba in qualche modo somigliare al voto della pagella... Ohibó, ma siamo matti? Veramente volete rovinarvi la sorpresa? O pretendete che uno vi stia spiegare perchè dopo una sfilza di sette ha deciso di accordare un sei politico alla vostra creatura? Ma davvero davvero, mica vorrete applicare la logica alla scuola???

...

Comprendo che per alcuni il mondo era assai piú bello quando il diavolo gli zoccoli ma girava in lambretta, il progresso era roba da scavezzacollo e se papá doveva lavorare tanto era un papá cattivo, che se fosse stato ricco avrebbe trovato il tempo oppure avrebbe mandato la mamma, la quale, essendo donna pia, mai avrebbe pensato di fare un lavoro che le impedisse di essere libera il pomeriggio, giammai. Ebbene, tranquilli: in giro per il mondo c'é gente che non usa l'elettricitá, potete sempre unirvi a loro e smetterla di fare gli snob da quattro soldi.

Io, di mio, spero ancora in una scuola col registro elettronico, l'iPad per i testi ed il collegamento ad internet per ogni studente. Di piú: sogno che i maestri ed i professori dei miei figli mi daranno appuntamento e parleremo via skype, forse mezz'ora o anche piú, senza file e nevrosi. Sono persino che i docenti avranno twitter ed un blog, per aggiornarmi in tempo reale sui progetti della classe e, perché no, per farmi sapere prima quando é ora di ripassare le divisioni in colonna, cosí che per mia figlia, un altro anno ancora, io possa essere un piccolo eroe. Fino all'arrivo degli integrali.

dicembre 28, 2012

Il resto del mondo non dorme, sogna

Il futuro ha sempre esercitato un fascino prepotente su di me ed ho imparato molto tempo fa a non pretendere che fosse lo stesso per gli altri. Anzi, ho sempre apprezzato chi sa vivere bene il presente e chi ama il passato. 

L'attualità di questi giorni dice che il carrozzone Italia corre su binari elettorali, discutendo di tasse, prime e seconde case, subalternità alla Merkel, omosessuali e crescita. Che sia crescita dei baffi o del lavoro, poco importa: nel dialogo politico italiano la parola crescita identifica  due sole alternative: più diritti per i lavoratori (gli occupati, quelli che già lavorano, meglio se in canotta sporca di sugo e col martello in mano: la falce è retrò) oppure meno lacciuoli per gli imprenditori (stesi su barche lussuose, con bionda scema al fianco e ipad sfocato in background). A guardarla bene, una crescita così non piace a nessuno, a me no di sicuro: entrambe le scene generano tristezza.

"Questa è la realtà, baby, smettila di vivere nel tuo mondo di fantasia, nei tuoi sogni". Forse è vero, eppure c'è qualcuno su questo stesso pianeta, che si rifiuta di svegliarsi, che insiste a sognare. Anzi, che si permette di manipolarli i sogni: quelli di Remee, per esempio, vendono "sogni liquidi" con un apparecchio che porta nel mondo materiale una decina d'anni di fantascienza scritta e girata (Inception è già storia). "Prendete possesso dei vostri sogni"... è solo una delle folli (ma vere) idee che prendono vita ogni giorno a questo mondo su kickstarter o su altre piattaforme di crowdsourcing, al MIT o in qualche università indiana, frutto della fantasia di pazzi scriteriati e di pochi dollari ammonticchiati uno sull'altro fino a generare milioni, non atti a conquistare bionde patinate, ma a regalarvi un pezzetto di futuro. 

E voi, cosa preferite? Restare qui, oggi, a vedervela tra Grillo, Monti, Bersani and friends, oppure trasferirvi nel futuro e lasciarli alle loro beghe da bassifondi del XIX secolo? Pensateci alle prossime primarie, alle prossime elezioni o semplicemente la prossima volta che sceglierete che giornale leggere (magari Riccardo Luna @riccardowired è meglio di Francesco Merlo, e chefuturo.it può accendervi piú sorrisi di Repubblica, chi lo sa?). 

Potrebbe farvi bene una pillola di futuro.

dicembre 15, 2012

Un futuro incerto e meraviglioso, dipende da noi, non dai Maya

Il mondo che verrà si preannuncia più incerto che mai, in bilico tra fantascienza ed apocalisse, intrigante ed affascinante come forse mai prima d'ora: basta dare un'occhiata alla 2011 map of the decade tracciata dall'Institute for the Future (iftf.org) per trovarsi catapultati in un romanzo di Philip Dick. 

Lo squilibrio tra ricchi e poveri, l'imprevedibilità dell'economia, la scarsità delle risorse... temi che oggi fanno gridare all'Apocalisse, alla fine del calendario Maya, porteranno a cambi repentini di equilibri e certezze, alla caduta di miti ed abitudini, ad una rivoluzione dettata dall'istinto di sopravvivenza. Ma non necessariamente questo deve far paura o sarà in alcun modo pericoloso: la ricerca di un nuovo equilibrio cambierà cose che forse vogliamo cambiare da tanto... la sperequazione sociale, l'accentramento nelle città, il disastro ecologico; sarà una spinta incredibile verso l'innovazione e romperà quel mondo corporativo che perpetua lo status quo.

Le parole d'ordine saranno resiliency ed adattamento

Facciamoci l'abitudine: il mondo cambierà ad una velocità irresistibile e la nostra adattabilità creerà le condizioni per beneficiare del cambiamento senza venirne schiacciati. L'attuale situazione economica ne è un ottimo esempio: resistere alla spirale recessiva di una società che smette di consumare o procrastina consumi che in verità non farà mai è un suicidio. Far leva sulla necessità per inventare nuovi modi di vivere bene senza dover (o poter) consumare di più è una via d'uscita più semplice e praticabile: 
- il costo crescente delle abitazioni cittadine creerà le condizioni per un rilancio delle periferie e delle campagne che circondano le città con una spinta ad investire su nuove forme di trasporto extraurbano, sul co-housing e le comunità in cui i servizi sono aggregati, ma anche su lavori flessibili (da casa, a tempo parziale...) sorretti dalle nuove tecnologie di comunicazione, 
- la progressiva scomparsa del lavoro 8-17 permetterà un riappropriarsi del tempo da investire sulla famiglia e nella comunità rendendo però al contempo anacronistiche istituzioni complesse come lo stato nazionale, a vantaggio delle organizzazioni micro, quali le città, i comuni e le comunità virtuali;
- il denaro ci ha accompagnato per secoli, ma nella sua attuale declinazione, come potere bancario, ha raggiunto il culmine della sua utilità e comincia a declinare verso una forma di schiavitù. Sarà improponibile nel medio termine continuare a lavorare e pagare tasse per cose che non comprendiamo e che appartengono al mondo della finanza e dell'alta economia; l'economia dei microscambi, dei negozi "glocal", virtuali, superleggeri, delle monete elettroniche diventeranno parte del vivere quotidiano e segnerano il declino delle leggi politico-economiche che sorreggono il potere del cosiddetto 1%... chi non conosce peopleperhour.com dovrebbe farci un giro: il lavoro per come lo conosciamo sta mutando profondamente ad una velocità che non è quella delle istituzioni politiche...
- le migrazioni umane causate dai cambiamenti climatici comporteranno una rivisitazione totale della geografia attuale: alcune zone del mondo semplicemente non saranno in grado di ospitare la vita... quello che l'IFTF chiama contagio sociale creerà un contesto culturale completamente nuovo, con mescolanze di usi, costumi e lingue che non ha precedenti nella storia dell'uomo...

Perchè scrivo questo? Perchè c'è il rischio di non vedere mai nulla di tutto ciò... il che non ha niente a che vedere con l'euro o con i Maya. E' un problema di scelte e di risoluzioni: se accetteremo che la difesa dello status quo prevalga (banche, grandi gruppi finanziari, stati nazionali, religioni...), ci ritroveremo in uno scenario apocalittico fatto di guerre, di lotta per la sopravvivenza (l'acqua non è un bene secondario, tanto per dirne una), di fame e disperazione. Una massa eccessiva di uomini e donne popolerà un pianeta ipersfruttato (l'oceano sta per estinguersi: nel 2050 non ospiterà più forme di vita) dove ognuno lotterà per sopravvivere. 

La scelta sta a noi: la religione intollerante che scegliamo per noi e per i nostri figli, lo stato asservito alla finanza ed i governanti inetti che esprimiamo nelle votazioni, il capo mediocre che tolleriamo in ufficio, il furbetto che non denunciamo sono tutti messaggeri della fine del mondo. Se ce ne sbarazzeremo, il mondo che vedremo sarà sfavillante e sorprendente.

Ci vediamo dall'altra parte.

luglio 08, 2012